Improvvisazione

Gli ultimi spettacoli del Festival Danza in Rete Off si differenziano molto dai precedenti. Mentre le performance presentate nella prima parte del festival sono lavori riprodotti uguali a sé stessi anche in altre occasioni, Hit! e il percorso proposto da Dance Makers, sono parzialmente o del tutto l’esito di una creazione istantanea ed hanno un carattere improvvisativo. Anche Naveneva, pur essendo una performance la cui coreografia è estremamente strutturata e ripetibile, a suo modo mi parla di questo aspetto.

HIT! di Collettivo Jennifer Rosa
Nel lavoro di Jennifer Rosa, la performer F. improvvisa la sua danza su estratti di brani musicali.
All’inizio la performance si presenta come un esercizio di improvvisazione: lei ha il compito di stare nell’immediatezza dell’impatto della musica sul corpo. L’atmosfera è concentratissima. F. è assorbita nel suo compito ed io la guardo rispettosa e attenta a non disturbare. Il pubblico seduto in terza fila rinuncia alle sedie e si dispone al muro non appena si accorge che da seduto non potrà vedere con comodità la performer.
La performance inizia. F. si muove sostenuta dalla musica, interagendo con lo spazio e con gli oggetti. Fin dal primo brano la musica mi diverte e mi fa ballare: è una piccola danza trattenuta, come quella che esporrei ad un festa, una danzetta socialmente accettabile in quel momento, un movimento ed un modo di stare che trova impreviste coerenze con le bizzarre gestualità del corpo di F. Mi meraviglio con piacere ogni qualvolta anche il volto di F. esprime una risonanza emotiva piacevole (i sorrisi e gli sguardi vivi): cerco il suo sguardo, un’apertura all’incontro con il pubblico, la conferma di un intesa. Ma F. sembra escludere il pubblico.
Nel corso della performance la mia danza si modifica fino a raggiungere, con gli ultimi brani, una neutralità ammutolita, un po’ pensierosa e sorpresa. Per la performer accade qualcosa di molto simile.
Forse banalizzo, ma in un certo senso F. ed io siamo sottoposte ad un esercizio analogo: lasciarsi colpire dalla situazione del presente. La manifestazione della danza nasce improvvisa per entrambe.
C’è però una fondamentale differenza di esposizione: come spettatrice non solo ricevo l’impatto della musica, ma anche quella del corpo di F. in movimento negli spazi del teatro, e quella di uno schermo che annuncia al presente dei riferimenti temporali esplicitamente connessi alle età di vita della performer.
“F. ha 18 anni”: ad ogni brano musicale corrisponde l’annuncio di una data e di un’età. Il punto evocato nella linea del tempo mi appare come il titolo della situazione: vedo il corpo di un’agilissima cinquantenne, ma vedo anche lei bambina, poi ragazzina e giovane donna; la vedo incarnare qualità che in alcuni momenti forti comunicano degli stati emozionali; avverto le risonanze della musica nella mia corporeità, come movimento, emozione e memoria. So bene che lei nell’esecuzione del compito non si sta abbandonando al ricordo … io ho la possibilità di farlo.
Compio 37 anni tra due mesi. Le musiche dell’infanzia di F, della sua giovinezza e adolescenza, risvegliano in me il piacere dell’ascolto di pezzi evergreen; le musiche degli anni ’90 e 2000 rievocano in me malinconie adolescenziali, quelle degli ultimi anni non mi muovono -anche F. con queste musiche sembra non avere nulla da dire-, ma mi fanno per un istante pensare ai ragazzi e agli adolescenti d’oggi ed ho un senso di lontananza.
F. abita gli spazi del teatro (zone in ombra, larghi corridoi, il retro di colonne, poltrone) in modo nuovo, ed apre in me lo spazio degli echi della memoria e della risonanza emotiva.
Alla fine la tensione e la distanza rispettosa dell’inizio si sciolgono in parte. La musica si è diffusa, ha riempito gli spazi, ha toccato performer e spettatori.

 

Naveneva Kids di Naturalis Labor
Mappe di svariata grandezza e colore aggregano bambini entusiasti e pronti a partire. Garzoni, marinai, sirene, piratesse, pesci, gabbiani, il mare in tempesta …. Il viaggio è un’avventura, fatta di incontri e accadimenti sorprendenti ed imprevedibili.
La performance cui assisto non è dichiaratamente l’esito di giochi di improvvisazione. Forse lo è stato durante la sua preparazione, ma le strabilianti e ricercate gestualità dei giovanissimi performer, il ritmo incalzante delle scene, la precisione delle coreografie, non sembrano lasciare margine alla nascita di nuovi giochi di interazione.
Ora che ci ripenso, mi accorgo però che questo spettacolo, pur non praticandola nel qui ed ora, mi sta parlando proprio dell’attitudine improvvisativa. Il tema conduttore è l’invito a vivere con entusiasmo e saggezza; a coinvolgersi nelle situazioni in modo orientato ma aperto. È l’invito a dispiegare le vele, ascoltare il vento e a mettersi in viaggio tenendo presente la mappa.

 

Movimento itinerante di Dance Makers
Il gruppo mi dà la possibilità di visitare i rinnovati spazi del Teatro Civico di Schio. Gli spettatori vengono divisi in due gruppi. Ad un certo punto, in modo imprevisto, mi ritrovo, assieme al mio gruppo di spettatori, ad essere performer esposta allo sguardo dell’altro gruppo. Sono nella platea sgombra del teatro sulla cui superficie sono tracciate delle semplicissime geometrie. Abbiamo in mano dei fogli ed un compito: ad ogni segnale sonoro dobbiamo strappare il foglio, leggere la domanda del foglio successivo e rispondere seguendo le indicazioni descritte. Ogni domanda prevede un risposta del tipo sì/no, che però deve essere espressa con dei gesti (sedersi, alzare il braccio, correre, sventolarsi, collocarsi in un certo luogo dello spazio, ecc.).
Il gruppo con grande naturalezza dà vita ad una sorta di coreografia. All’unisono svolazzano fogli, si muovono persone, lo spazio si organizza e trasforma di continuo.
Le domande mi interrogano con semplicità ed immediatezza. Rispondo muovendomi in modo altrettanto immediato e spontaneo. Non ho tempo per pensare, aggiungere riflessione a ciò che sto vivendo. A domanda risposta. Il clima è sereno e confortevole. Mi percepisco dentro ad inaspettate dinamiche che si rendono immediatamente riconoscibili. Ciò mi piace. Sto al gioco divertita.

Marta Zocca